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GLI
ETRUSCHI E IL MARE
a cura di
Rico Del Viva
L’esperienza in fatto di marineria da parte degli
Etruschi è riconosciuta ampiamente
dalle fonti sia scritte che materiali. Un topos è il Cratere di Aristonothos
proveniente da Caere, datato al 650 a.C., che rappresenta lo scontro tra una
nave greca e una etrusca. I grandi porti dell’Etruria del SUD sono: Alsium,
Pyrgi, S. Marinella, Gravisca, Regisvilla; dell’Etruria del NORD: Populonia
(unica città etrusca a sorgere sul mare), Pisa (S. Rocchino a est di
Viareggio).

Nell'affrontare
lo studio del commercio etrusco in età arcaica dobbiamo tener presente la
distinzione tra oggetti dello scambio, luoghi e agenti. Spesso gli studiosi si
sono affidati esclusivamente alle testimonianze della cultura materiale nella
ricostruzione dei traffici commerciali. Gli oggetti di per sé sono solo la
testimonianza di una parte dei prodotti destinati al commercio e la loro
diffusione talvolta non è altro che un indice sommario e marginale di un
fenomeno di più larga scala che interessa anche i generi alimentari, le stoffe,
gli schiavi e quant'altro non lasci traccia tangibile dal punto di vista del
rinvenimento archeologico. Viziati dunque da un "metodo diffusionista",
inaugurato da Villard e Vallet, si rischia di attribuire all'oggetto un valore
in più rispetto alla realtà storica oggettiva che, per quanto concerne i
traffici commerciali, doveva interessare un più ampio spettro. L'esistenza di
scambi con genti non etrusche è attestata a partire dal IX secolo a.C., dunque
in epoca precedente alla colonizzazione greca. L'Etruria Villanoviana ha già
contatti con la Corsica e la Sardegna; si tratta per lo più di scambi di doni (Gift
Trade) o di scambi tra capi (Chieftains Trade), cosa che solo impropriamente può
essere considerata vero commercio. A tal proposito non ci deve meravigliare il
rinvenimento di bronzetti sardi all'interno di tombe di Vulci, Tarquinia e
Populonia. Già nell'VIII secolo a.C. l'Etruria, disponendo di prodotti
apprezzati sul mercato internazionale come quelli dell'agricoltura,dei boschi e
delle miniere, diventa il punto di arrivo di manufatti raffinatissimi
dell'artigianato vicino-orientale. E' questo il momento dell'acquisizione di
nuove tecniche proprio per merito di quegli uomini che approdano dall'estero
insieme alle merci. Esemplificativo di questo fenomeno il racconto di Demarato
che giunge in Etruria insieme agli artigiani Eucheir, Eugrammos e Diopos (Plinio
N.H. XXXV, 151). In quest'ottica è dunque opportuno considerare il commercio
etrusco insieme a quello greco, in quanto realtà strettamente connesse. Nel VII
secolo a.C. lo scambio commerciale interessa prevalentemente il ceto
aristocratico come testimoniato dai ricchi corredi funerari delle tombe
orientalizzanti. Un esempio di ciò trova riscontro puntuale nell'allestimento
della Mostra "Principi Guerrieri" presso la Villa "La
Cinquantina" di Cecina (Li). Nel corso dell'età storica, tra il 630 e il
500, il commercio etrusco si specializza e diventa appannaggio di mercanti
professionisti. Notevole impulso ai traffici commerciali è fornito dal surplus
dell'agricoltura, vino e olio nella fattispecie. In questo periodo sono
attestati ampiamente scambi con le popolazioni celto-liguri e con la Francia
Meridionale. Anche Esiodo nelle "Opere e i Giorni" parla di un
commercio legato alla vendita di un surplus derivato dall'agricoltura; attività
agricola e commercio sono interconnesse. Per quanto riguarda la ceramica Villard
e Vallet suggeriscono una valida suddivisione in "vasi mercanzia",
esportati per il loro valore di lusso, e "vasi contenitore" la cui
unica funzione consiste nel trasporto di derrate alimentari (es. le anfore che
contenevano olio, vino, grano). La maggior parte dello studio del commercio
antico è basato del resto sull'analisi delle anfore. Giungono in Etruria
oinochoai, olpai, coppe ioniche apprezzate per la loro bellezza. I buccheri
etruschi sono diffusi su tutte le coste del Mediterraneo. Tuttavia non basta un
frammento ceramico per attestare una diffusione commerciale completa. E'
opportuno considerare la quantità di oggetti, il contesto in cui vengono
rinvenuti e le associazioni (in Provenza ci sono interi livelli di vita nei
quali è attestata una grande quantità di ceramica etrusca). Nella Francia
Meridionale giungono navi etrusche ma anche fenicio-puniche. Nel commercio
antico (VII-VI sec.) è individuabile una fase multietnica: il fenomeno degli
empori come ad esempio Gravisca di cui diremo oltre. Alla fine del VII sec. gli
Etruschi fabbricano un tipo di anfora, su modello fenicio, che riconosciamo
sulle coste del Mediterraneo. Le anfore a fondo a punta o piano sono prodotte a
Vulci e Caere, luoghi della produzione vinaria. Dall'ultimo quarto del VII sec.
sono attestati rapporti con la Francia Meridionale, la Spagna, la Corsica e la
Sardegna. Importantissimo per l'analisi del commercio etrusco e greco è
sicuramente il RELITTO DEL GIGLIO, nave oneraria greca forse diretta a Massalia
(attuale Marsiglia, antica colonia focese fondata nel 600 a.C.) che si data alla
fine del VII-inizi VI sec. (580 a.C.). La nave trasportava una grossa quantità
di anfore etrusche (se ne contano circa 130), metallo allo stato puro (quattro
pani di rami, nove lingotti di piombo), oggetti di lusso (ambra, oinochoai di
bronzo di produzione rodia, piccolo coperchio ligneo di un cofanetto per
cosmetici). Altri oggetti ci testimoniano la personalità del capitano: un elmo,
una punta di lancia, ami da pesca; sono stati ivi rinvenuti anche vasi da mensa
di tipo greco, lucerne di tipo greco e nove flauti in legno di bosso. La nave
del Giglio dovrebbe essere partita da Samo come si evince dal vasellame ivi
rinvenuto. Si suppone che la stessa abbia in seguito fatto tappa anche a Corinto
(Corinto in questo periodo era una sorta di magazzino import-export).
Altrettanto significativi sono i relitti rivenuti lungo le coste della Francia
Meridionale che illustreremo qui di seguito. RELITTO DI CAP D'ANTIBES; nave
etrusca. La nave forse era partita da Caere, porto di Pyrgi. La Francia
Meridionale è una zona interessata sia dal commercio greco che etrusco. C'è un
documento importante da Pech Maho, vicino alla Spagna: una laminetta di piombo
con due iscrizioni, su una faccia una lunga iscrizione etrusca (I metà V sec.)
e sulla faccia opposta una iscrizione greca; si tratta di una transazione
commerciale (l'iscrizione etrusca è oscura). Il fatto di trovare una iscrizione
in queste zone alla metà del V secolo significa che il commercio etrusco non ha
subito un tracollo dopo la battaglia di Aleria (545 a.C.) che vide contrapporsi
navi etrusco-ceretane e focesi. Il commercio etrusco nella Penisola Iberica
diffondeva oggetti anche sulla costa prospiciente il Tirreno; anche le Baleari
hanno importazioni etrusche: i Fenici avrebbero importato oggetti etruschi come
merce di ritorno. RELITTO DI BON PORTE : 20 anfore etrusche della metà del VII
sec. - iono-massaliote prodotte a Marsiglia. Passiamo ora ad illustrare i
maggiori porti etruschi. PYRGI, espansione portuale di Caere. Nei pressi del
Tempio B si trova la cosiddetta "Casa delle Anfore", forse un
magazzino di fine VI sec. La casa delle anfore conteneva quasi esclusivamente
materiale di importazione: anfore PUNICHE, IONO-MASSALIOTE, CORINZIE. GRAVISCA,
espansione portuale di Tarquinia; santuario emporico. Appartengono alla prima
metà del VI sec. anfore attiche "SOS" tipche per l'olio, anfore
corinzie e fenicio puniche. Un ceppo d'ancora iscritto documenta il passaggio di
SOSTRATO di Egina nel santuario emporico (480 a.C.) Sostrato dedica ad Apollo
per ringraziarlo della ricchezza accumulata tramite il commercio: "Io sono
di Apollo egineta, Sostrato mi dedicò". REGISVILLA, espansione portuale di
Vulci; ne parla Strabone, geografo greco di età augustea. Nelcorso del V secolo
inizia dal punto di vista commerciale il cosiddetto "declino etrusco".
In seguito battaglia di Cuma (474 a.C.) gli Etruschi vengono umiliati dalla
flotta Siracusana. Soltanto il centro costiero di Populonia sopravvive sotto il
controllo di Siracusa.
Questa
Rubrica è a
cura di Rico Del Viva, Specializzando presso la Scuola di Specializzazione in
Archeologia dell'Università degli Studi di Pisa

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